Cavese

Alessandro Lamberti, presidente della Cavese, è stato ospite di RDS Serie A: ” L’anno scorso è stata una stagione bellissima per Cava de’ Tirreni e per la Cavese. Noi siamo una società giovane, perché siamo subentrati un paio d’anni fa alla precedente proprietà e ci siamo trovati in Serie C, un mondo totalmente diverso. Ci siamo salvati con cinque giornate di anticipo e questo per noi è un elemento di grande vanto. Il merito va molto alla squadra e ovviamente a tutta la parte tecnica. Il presidente un po’ meno, perché il presidente sovrintende soltanto quelle che sono le attività. Siamo molto contenti: Cava de’ Tirreni aveva bisogno di tornare un pochino nel calcio che conta. Ritorna il numero cinque? Cinque è un numero che ritorna. Infatti ho fatto un post su Instagram un paio di settimane fa proprio su questo tema. È un campionato complicato, poi il Girone C ha tante insidie. Quest’anno abbiamo avuto anche le traversie di Taranto e Turris: purtroppo, mi dispiace molto per le tifoserie e per le società. Però noi siamo molto contenti di quello che abbiamo fatto. Siamo ovviamente ambiziosi e, come tutte le persone ambiziose, non guardiamo quello che abbiamo fatto, ma quello che dobbiamo fare.

Classifica? La guardiamo, ma non troppo, perché ci sono squadre che devono giocare cinque partite, altre tre, noi quattro… Dobbiamo cercare di essere sempre il più competitivi e ambiziosi possibile e accedere ai play-off. Cosa significa sognare e percepire un traguardo così importante? Il calcio è fatto anche di sogni, di cose che sembrano irraggiungibili e che poi, magari, diventano possibili. Noi nei play-off non ci siamo ancora, è chiaro che l’appetito vien mangiando. Ci farebbe piacere partecipare, non ci nascondiamo. Dobbiamo fare bene perché il calendario è complicato: le quattro partite che mancano sono difficili e c’è molta concorrenza. Per noi questo è un ‘di più’. La squadra, il tecnico Mauri, i direttori sportivi, tutti molto bravi. Adesso, però, visto che ci siamo, dobbiamo cercare di vincere tutte le partite. Ambizione per il futuro? Il nostro primo obiettivo è la stabilità. Le vicende di quest’anno, ma non solo, dimostrano quanto sia difficile fare calcio e quanto sia oneroso, non solo economicamente, ma anche a livello di impegno. Cava ha una storia e una tifoseria molto appassionata. Per noi è fondamentale salvaguardare la categoria, perché il professionismo per Cava de’ Tirreni è importante. Poi, certo, vogliamo crescere come società, perché abbiamo tanti margini di miglioramento in diversi aspetti. Essere ambiziosi è bello, ma dobbiamo essere anche concreti: il tifoso apprezza la chiarezza e noi siamo sempre stati chiari fin dal nostro arrivo.

Seconde squadre? Capisco che per le squadre di Serie A sia importante avere una seconda squadra in Serie C, perché la Serie C è un campionato formativo. È chiaro che, dall’altro lato, forse si perde un po’ la speranza e l’obiettivo di tante piazze gloriose di tornare in Serie C. Noi veniamo dalla Serie D e ne abbiamo trovate tante di queste società. Quindi, secondo me, andrebbe contemperato l’interesse dei club di Serie A con la possibilità, per grandi e piccole piazze, di sognare il professionismo. Più squadre B ci sono, meno posti restano per le squadre rappresentative di una città o di una provincia. Docu-serie sulla Cavese? L’idea nasce dalla mia volontà e, ovviamente, anche da quella di mio cugino di raccontare Cava de’ Tirreni e la Cavese Calcio. Lo stadio porta il cognome della mia famiglia, quindi c’è un legame familiare con la Cavese, che poi è stato il motivo per cui abbiamo rilevato la squadra. Prima non avevo idea di rilevare un club calcistico, devo essere sincero. Abbiamo voluto raccontare un po’ la storia di Cava de’ Tirreni, che è un posto molto bello da visitare, ma anche con una storia interessante. Anche la Cavese ha una storia interessante, fatta più di sconfitte che di vittorie. Ecco perché vincere il campionato l’anno scorso è stato così bello: ha permesso di riabituare una piazza che ha più perso che vinto a tornare a vincere. Noi, ovviamente, abbiamo l’ambizione di tenere la Cavese stabilmente nel professionismo, dove merita di stare. E poi, chissà…Sui tempi della messa in onda e sul dove, abbiamo ancora un po’ di riserbo. Però, secondo me, a breve, perché il prodotto è pronto. Stiamo solo chiudendo la parte formale, la contrattualistica. Vogliamo far coincidere l’uscita con la chiusura del campionato.

Come viviamo i soprannomi di “Mina vagante” e “Matricola terribile”? “Matricola terribile” è quello che volevo all’inizio dell’anno. Mi sarebbe piaciuto che la squadra fosse sbarazzina e lo è stata. “Mina vagante” sì, lo siamo, perché la storia di questo campionato dice che poche volte siamo stati messi sotto, nonostante squadre molto più forti di noi. La Cavese fa giocare male gli avversari e gioca un discreto calcio. Il merito è di Mister Maiuri. La tifoseria è storica, molto appassionata. Ti sostiene a 360°, ti critica anche, ma in modo costruttivo, non come si vede sui social. Quest’anno la tifoseria ci ha aiutato moltissimo, ma purtroppo ci sono stati pochi tifosi in trasferta, solo due viaggi. Questo è un grande rammarico, perché avere i tifosi in trasferta per noi è fondamentale. Anche se mi rendo conto che non vale solo per noi, ma per tante tifoserie. Rapporti con club di A e B? Sì, abbiamo rapporti molto buoni con il Napoli, da cui sono arrivati tre giocatori molto bravi sia dal punto di vista calcistico che umano. Stiamo cercando di costruire quanti più rapporti possibili con altre società, perché da noi i giovani giocano. Siamo la seconda squadra per minutaggio del girone C e questo fa capire che li facciamo giocare. In che modo può sorprendere la Cavese in questo finale? Essendo coraggiosa. Io chiedo sempre ai miei ragazzi di avere coraggio, come abbiamo avuto noi nel rilevare la squadra. Investire nel calcio è una grande responsabilità, oltre che un grande sforzo. Noi abbiamo avuto coraggio e spero che i ragazzi ne abbiano altrettanto in campo nelle ultime quattro partite”.